La storia della rottamazione delle cartelle esattoriali

Riprende a pieno ritmo la campagna mediatica e populistica del governo del fare. È di ieri, infatti, la notizia del “maxi sconto” sulle cartelle esattoriali o della loro “rottamazione”, tanto per il gusto di utilizzare e riciclare questo termine ormai tanto di moda. Non pagheremo più tributi ad Equitalia? Pagheremo meno? Cosa c’è di vero?

Poco o nulla.

Resteranno, infatti, da pagare al cento per cento sia il tributo che la sanzione. Non solo: resterà da pagare in misura invariata anche l’aggio percepito da Equitalia stessa (pari all’otto per cento dell’importo complessivo).

Si potrà allora forse risparmiare almeno sulle spese di riscossione? Neanche: anche le spese restano ugualmente da pagare, senza alcun risparmio. In cosa consiste, quindi, questa tanto decantata rottamazione?

Semplicemente saranno azzerati gli interessi maturati dalla data della notifica della cartella o dalla data della trasmissione del ruolo esattoriale dall’ente impositore all’agente di riscossione (Equitalia, appunto). Questa manovra avrebbe potuto rappresentare un’inversione di rotta o almeno un primo passo, invece è la solita presa in giro, utile per investire i pochi spiccioli che gli italiani risparmieranno in tanta ricca campagna mediatica.

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