Garanzia del risultato

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“Che garanzie ci sono che il ricorso venga accolto?”
Oppure: “è sicuro allora che la multa sarà annullata?”
Tre telefonate su cinque terminano sempre con una di queste due domande. È normale che sia così e non biasimiamo chi ce le pone. Sono purtroppo domande che non possono avere risposta o la cui risposta non rientra nelle nostre competenze. Purtroppo no: perché un ricorso per quanto giusto, legittimo e fondato su ogni sacrosanta ragione di diritto potrebbe comunque essere accolto o rigettato.
La legge ed il nostro sistema normativo non ci consentono di offrire alcuna garanzia, né di operare alcuna previsione circa gli esiti di un ricorso. Anzi, è obbligo deontologico di qualsiasi avvocato non offrire mai certezza dei risultati. A tale deontologia professionale ci ispiriamo nello svolgere la nostra attività. Possiamo, quindi, certamente, garantire che i nostri ricorsi saranno fondati e che, nero su bianco, ogni motivazione a sostegno della richiesta di annullamento del verbale troverà puntuale riscontro nella normativa di riferimento e nei più recenti e consolidati orientamenti giurisprudenziali, ma non possiamo assicurare che l’organo a cui sarà rimessa la decisione non intenderà decidere in modo diverso da quanto da noi prospettato.
Non possiamo garantire per l’attività di un terzo soggetto (il giudice), non possiamo fare valutazioni probabilistica circa l’ipotesi che questi decida di non conformare il proprio giudizio ad altre precedenti pronunce: due giudici nella stessa aula sono liberi di assumere sulla medesima materia decisioni assolutamente contrastanti, sono liberi di interpretare una norma in senso differente o di ispirarsi a differenti principi giurisprudenziali. Sono liberi paradossalmente di sbagliare e di emettere provvedimenti infondati. Nel nostro sistema normativo, infatti, il precedente giurisprudenziale non è vincolante, le sentenze non fanno legge (se non tra le parti coinvolte nello specifico giudizio), sicché quel che oggi è ritenuto giusto da un giudice potrà essere ritenuto domani ingiusto da un altro giudice, senza che nessuno dei due abbia formalmente commesso alcun errore.

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