La Cassazione torna sull’onere della prova

Con l’ordinanza n. 11869/2020 la Corte di Cassazione torna ad esprimersi in materia di onere della prova in relazione alle opposizioni alle sanzioni amministrative e alle multe per eccesso di velocità.

 La pronuncia in esame  non si discosta da altre del medesimo tenore e ribadisce i principi in effetti già espressi in occasione della sentenza sentenza n.9645/2016. Ancora una volta, infatti, la Suprema Corte afferma che sarà onere dell’organo accertatore dimostrare di aver utilizzato, per la rilevazione dell’infrazione, un dispositivo sottoposto a taratura e a verifiche di funzionamento periodiche.

In cosa consiste l’onere della prova

Una causa trae regolarmente origine dalla circostanza che le parti coinvolte siano in disaccordo sulle proprie ragioni e sui fatti che le sostengono. Non basta, quindi, “avere ragione”, ma occorre essere in grado di dimostrare le proprie ragioni.  

Che un processo si basi, ad esempio, su una richiesta di risarcimento danni o su un inadempimento contrattuale, la domanda cruciale verte sempre sulla individuazione di quelle parte che deve, appunto, assumere su di sé il compito di dimostrare i fatti. È una domanda cruciale perché il più delle volte una causa è decisa proprio dalla possibilità (o impossibilità) di dimostrare nel concreto come stanno le cose, come si sono svolti i fatti nella loro dinamica.

La regola

La regola vuole che l’onere della prova gravi sulla parte che intraprende l’azione giudiziaria.

Facciamo un esempio, giusto per intenderci più facilmente e immaginiamo due persone che restino coinvolte in un sinistro stradale a seguito del quale una vettura finisce per tamponare l’altra, danneggiandola. Il proprietario dell’auto danneggiata vorrà, quindi, fare causa al proprietario dell’auto investitrice per ottenere il risarcimento. Dovrà, quindi, il proprietario dell’auto danneggiata non solo sostenere che aveva diritto ad avere la precedenza perché proveniva da destra, ma dovrà soprattutto dimostrare che i fatti si sono esattamente svolti per come egli li rappresenta.

L’inversione dell’onere della prova

Ma quando si contesta una multa su chi grava l’onere della prova?

Per rispondere a questa domanda non occorre guardare semplicemente alla parte che intraprende l’azione giudiziaria, ma a quella che è portatrice di un interesse sostanziale nei confronti dell’altra.

La parte che intraprende l’azione, ovvero che contesta la multa con il proprio ricorso, non è infatti quella che avanza una pretesa nei confronti dell’altra. Detta in altri termini, giacché la pretesa sanzionatoria è avanzata dalla pubblica amministrazione, dovrà quest’ultima dimostrarne la fondatezza e la legittimità.

Su cosa dovrà vertere la prova?

I verbali sono atti pubblici, redatti da pubblici ufficiali, e per questo i fatti che vi sono attestati godono di fede privilegiata. Se nel verbale si dice che l’auto targata xzy alle ore 13:00 in Via Tal dei Tali era parcheggiata in divieto di sosta, la questione dell’onere della prova neanche si pone, giacché il verbale fa da prova per sé stesso. Diverso è il caso in cui l’infrazione accertata non sia una divieto di sosta, ma ad esempio, un eccesso di velocità. In questo caso, la prova potrà riguardare quegli elementi attengono alle modalità dell’accertamento.

Per intenderci, la rilevazione di un eccesso di velocità richiederà per lo meno l’impiego dell’autovelox e chi ci dice che quell’autovelox sia stato sottoposto alla taratura e alle verifiche di funzionamento periodiche prescritte dal decreto di omologazione (come prescritto dalla storica sentenza della Corte Costituzionale n. 113/2015)?

L’onere della prova graverà chiaramente sul comando di polizia, che avrà il compito di dimostrare di aver eseguito legittimamente l’accertamento.

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