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Ricorso contro le multe per guida pericolosa

La così detta guida pericolosa è prevista e sanzionata dall’art. 141 del Codice della Strada, il quale testualmente prevede:
«è obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che, avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione. Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre



necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l'arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile. In particolare, il conducente deve regolare la velocità nei tratti di strada a visibilità limitata, nelle curve, in prossimità delle intersezioni e delle scuole o di altri luoghi frequentati da fanciulli indicati dagli appositi segnali, nelle forti discese, nei passaggi stretti o ingombrati, nelle ore notturne, nei casi di insufficiente visibilità per condizioni atmosferiche o per altre cause, nell'attraversamento degli abitati o comunque nei tratti di strada fiancheggiati da edifici. Il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi quando riesce malagevole l'incrocio con altri veicoli, in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza e quando, al suo avvicinarsi, gli animali che si trovino sulla strada diano segni di spavento. Il conducente non deve gareggiare in velocità. Il conducente non deve circolare a velocità talmente ridotta da costituire intralcio o pericolo per il normale flusso della circolazione».

Le condizioni di traffico, viabilità e visibilità

Come emerge dalla lettura della normativa appena citata, il Codice della Strada descrive precise condizioni di traffico, viabilità e visibilità, in costanza delle quali il conducente è chiamato a regolare la sua andatura, affinché una condotta di giuda possa essere o non essere qualificata come “pericolosa”, ossia in grado di porre a rischio l’incolumità del conducente e degli altri utenti della strada. Pertanto, è da considerarsi nullo il verbale da cui non emerga un'esatta descrizione della condotta che avrebbe recato pregiudizio alla pubblica incolumità. Spesso, infatti, secondo una prassi che riteniamo suscettibile di contestazione, i verbali per guida pericola riportano semplicemente e pedissequamente la definizione normativa («il conducente ometteva di regolare adeguatamente la velocità»), lasciando così spazio a valutazioni personali e soggettive dell'agente accertatore, e non a quelle condizioni di oggettiva pericolosità a cui, invece, l'art. 141 C.d.S. intende riferirsi. Si può ritenere che un verbale così genericamente redatto, privo di riferimenti alla fattispecie concreta, sia redatto in dispregio del diritto di difesa del cittadino, non potendo questi fare altro che passivamente soggiacere all'aleatorietà della valutazione dell'agente accertatore, in contrasto con i principi della certezza del diritto e della pena.

La definizione di guida pericolosa

Quel che si intende contestare, in altri termini è l’impiego che le forze dell’ordine fanno della definizione di “guida pericolosa”, un impiego che risulta spesso essere assolutamente generalizzato e avulso dal contesto concreto. Ciò è maggior ragione riscontrabile nei casi in cui l’infrazione sia attribuita a persona coinvolta in un sinistro stradale e l’intervento delle forze dell’ordine sia successivo al verificarsi dell’evento. Si riscontra in molti casi, infatti, la prassi delle forze dell’ordine di contestare la violazione dell’art. 141 del Codice della Strada sulla base dei rilievi effettuati a seguito di un sinistro che abbia richiesto il loro intervento, presumendo che il sinistro sia necessariamente scaturito da una imprudente condotta di guida e attribuendone la responsabilità ad uno dei soggetti coinvolti secondo imprecisati criteri di valutazione. In questi casi, non occorre, quindi, negare la veridicità di quanto verbalizzato, ma contestare (sulla base di quanto emerge dal verbale stesso) il procedimento cognitivo adottato dall’agente accertatore, che ritenga sulla base di generici rilievi di poter esattamente ricostruire con sufficiente esattezza la dinamica di un sinistro, pur non avendo presenziato allo stesso. Tale valutazione non tiene evidentemente conto delle numerose ed indefinibili variabili che avrebbero potuto condizionare il verificarsi dell’evento, malgrado la diligente osservanza alle norme del Codice della Strada.



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