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Multa per uso del cellulare durante la guida

L’art. 173, comma II, del Codice della Strada, prevede che: «è vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefoniciovvero di usare cuffie sonore […]. È consentito l'uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguata capacità uditiva ad entrambe le orecchie che non richiedono per il loro funzionamento l'uso delle mani».

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La contestazione immediata

Ci si richiama sull’argomento a quanto detto circa la contestazione immediata e delle ipotesi in cui essa non è tassativamente obbligatoria, come previsto dagli articoli 200 e 201 del Codice della Strada. Nel ribadire questo elementare principio, la cui negazione violerebbe il diritto di difesa costituzionalmente garantito, ci piace in questa sede citare le parole della suprema corte: «la contestazione immediata dell'infrazione ha un rilievo essenziale per la correttezza del procedimento sanzionatorio, onde la contestazione stessa non può essere omessa tutte le volte in cui sia possibile effettuarla; da ciò deriva che la detta omissione costituisce una violazione di legge la quale rende illegittimi i successivi eventuali atti del procedimento amministrativo. Il giudice di merito, se riscontra che la contestazione immediata della violazione amministrativa alle norme del codice stradale, pur concretamente possibile, non è stata effettuata, legittimamente dispone l'annullamento del provvedimento sanzionatorio che sia stato emesso dal prefetto per detta violazione».

La guida al cellulare

Ciò premesso, per quel che riguarda tale particolare tipologia di infrazioni, l’indagine circa i motivi che avrebbero impedito la contestazione immediata assume particolare spessore logico e giuridico, tale da poter inficiare la legittimità del verbale. Ci si intende riferire, appunto, ad ipotesi come quelle relative alla guida senza cinture di sicurezza o per uso del telefono cellulare, accomunate dalla circostanza che l’agente abbia presumibilmente effettuato un accertamento minuzioso circa la condotta effettivamente assunta dal trasgressore, dal momento che tale condotta si concretizza in comportamenti di non immediata evidenza. Occorre, pertanto, soffermarsi su quanto attestato dal verbale circa le motivazioni che hanno impedito all’agente accertatore di poter contestare immediatamente l’infrazione.

Le cinture di sicurezza

Le motivazioni che ricorrono, per qualsiasi tipo di accertamento, sono quasi sempre le stesse e ciò è già evidentemente sintomo del fatto che esse siano usate indifferentemente l’una dall’altra, senza alcun reale riferimento alla fattispecie concreta. Le motivazioni generalmente hanno il seguente tenore: “L’agente accertatore era impegnato in altra attività”; “L’agente accertatore era ad una distanza tale da non consentigli di intimare l’alt”; “L’agente accertatore era impossibilitato ad intimare l’alt in condizioni di sicurezza”. A ben vedere, nei casi esaminati, le motivazioni addotte nel verbale a giustificazione dell’omessa contestazione immediata, paiono contraddire la possibilità che l’agente fosse in condizioni tali da consentirgli di identificare esattamente il telefono cellulare nel pugno del conducente o la fascia della cintura attorno alla sua spalla. È, pertanto, lecito domandarsi con quale certezza l’agente accertatore, mentre era “ad una distanza tale da non consentirgli di intimare l’alt”, abbia potuto tuttavia identificare il telefono cellulare o la cintura.

L’opposizione non deve quindi tendere a negare veridicità al verbale (altrimenti sarebbe necessaria la querela di falso, come già detto in precedenza), ma al contrario deve assumere fondamento proprio sulla base delle attestazioni contenute a verbale, per porre in dubbio l’attendibilità del processo cognitivo dell’agente al momento dell’accertamento.

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