Inversione a U al casello in autostrada

Una fondamentale legge dell’Universo prevede che, una volta scelta la fila per incolonnarsi al casello autostradale, l’automobilista vedrà almeno una delle due file (ma spesso entrambe) poste ai suoi lati scorrere più rapidamente. A chi non è mai capitato? E chi non ha, almeno una volta nella sua vita, cambiato fila oltrepassando la linea continua disegnata sull’asfalto.

Un caso analogo a quello di cui vogliamo discutere in quest’articolo, riguarda l’ipotesi in cui l’automobilista, subito dopo il pagamento del pedaggio, superata la sbarra del casello, rientri in autostrada per riprendere a ritroso il suo cammino (circostanza che si avvera ogni qualvolta, persa l’uscita, si decide di “prendere la prossima” e tornare indietro).

Il problema di entrambe queste due tipiche condotte che spesso ricorrono in autostrada è che, in un caso come nell’altro, l’automobilista ha la percezione di aver eseguito una manovra abbastanza ordinaria, di non aver posto a rischio né la propria, né l’altrui incolumità. Pur tuttavia, in entrambi in casi, la manovra non solo è stata portata a termine superando la striscia continua, ma (cosa ancor più grave) è stata posta in essere in un trattato che a tutti gli effetti rientra nella tratta autostradale, sebbene appena prima o appena dopo il casello che ne delimita il confine.

Ci si è chiesto, quindi, se anche per queste due tipiche infrazioni sia il caso di invocare la norma che sanziona l’inversione di marcia in autostrada.   La questione non è di poco conto, perché in questi casi la sanzione prevista dal Codice della Strada va da circa duemila euro a circa ottomila.

Sul tema è recentemente intervenuta la Corte di Cassazione, che si è pronunciata con la sentenza n. 11441/2020.

La disamina dell’argomento non può prescindere dal dato normativo che è possibile rinvenire nell’art. 176 del Codice della Strada, il quale, al primo comma testualmente prevede che:

Sulle carreggiate, sulle rampe e sugli svincoli delle autostrade e delle strade extraurbane principali è vietato invertire il senso di marcia e attraversare lo spartitraffico, anche all’altezza dei varchi, nonché percorrere la carreggiata o parte di essa nel senso di marcia opposto a quello consentito.

Pertanto, secondo la Corte di Cassazione, il divieto è da estendere anche agli spazi che precedono i caselli dedicati all’incolonnamento per giungere al varco, anche nei tratti in cui le corsie sono separate dalla linea orizzontale discontinua.

La telecamera al casello?

La domanda che generalmente si pone chi abbia commesso una manovra del genere è se l’irregolarità sia stata immortalata dalla telecamera posta a guardia del casello.

Ciò è possibile, ma non ai fini della rilevazione dell’infrazione. Le telecamere poste ai caselli sono, infatti, generalmente utilizzate per il monitoraggio dei mancati pagamenti, ma non omologate per accertare le violazioni al Codice della Strada.

Non può escludersi che la manovra sia stata occasionalmente notata e verbalizzata da un’agente di polizia, ma almeno si può star sereni che non vi sarà nessun automatismo a far scattare la multa.

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